lunedì 15 gennaio 2018

Archi e trivelle

La foresta di Sherwood, o per meglio dire ciò che ne rimane, sta per essere definitivamente devastata. Sotto i suoi alberi malati ci potrebbe essere infatti un giacimento di gas ed una multinazionale petrolchimica intende scoprirlo attraverso la fratturazione idraulica (quel fracking ritenuto responsabile dell’aumento esponenziale dei terremoti). Le trivellazioni pare arriveranno a poche centinaia di metri dalla Quercia Maggiore, il maestoso albero che fungeva da casa per i fuorilegge più amati, se non della storia, di sicuro della fantasia.
Di tutti i disastri di cui veniamo informati ogni giorno, questo rischia di assumere un contorno particolarmente lugubre. Non che abbiamo mai creduto di dover associare ad un luogo fisico, foss’anche leggendario, ciò che scaturisce dal nulla creatore, ciò che dipende soltanto dalla travolgente forza della nostra immaginazione. Ma l’esistenza stessa della foresta di Sherwood ogni primavera ridava alle idee di libertà e rivolta la sua fresca fronda, l’ombra nera dove nascondersi, giocare, amare e cospirare. Chi, fra tutti noi, non si è mai avventurato in cuor suo tra gli alberi di quella foresta? Chi non ha mai desiderato unirsi alla banda di Robin Hood, imparando così bellezza e significato di rubare ai ricchi per dare ai poveri? Chi non ha iniziato assieme a loro — e grazie a loro — ad odiare lo sceriffo ed i suoi sgherri, a combattere il re cattivo (perché il solo re buono è il re sempre assente) ed i suoi cortigiani?
Quella foresta, già invasa nel corso degli ultimi decenni dai turisti, verrà ora massacrata da ruspe e camion. Se le guardie di Nottingham non sono mai riuscite ad espugnare il nascondiglio di Robin Hood, Little John e Fra Tuck, gli ingegneri e le maestranze della Ineos lo spazzeranno via dalla faccia della terra. Sarà l’ennesima testimonianza della disperata inattualità delle immense lotte del sogno per incarnarsi. Come può un arco fermare una trivella?
 

giovedì 11 gennaio 2018

Karl Lowith

"Sono sempre espressioni di violenza quelle che definiscono il vocabolario della politica nazionalsocialista e della filosofia di Heidegger». I loro concetti e le sue parole sono «l’espressione della dura e spietata risolutezza di una volontà che si afferma di fronte al nulla, di un esistere senza pace e senza gioia, orgoglioso del suo disprezzo per la felicità e per qualsiasi umanità"
Lowith ci è simpatico..

Ugo Pierri, "Niente di nuovo" Speriamo che Ugo si sbagli!


lunedì 8 gennaio 2018

Venerdì 12 gennaio in Kavarna

Ore 19:30 - Apericena Vegan

Ore 21 - Proiezione del documentario ""Fino Alla Fine" - raccolta di video e di immagini di azioni dirette di liberazione animale in Italia, con discussione a seguire.

"Lottare per la liberazione animale significa intervenire contro chi rinchiude, sfrutta ed uccide un numero incalcolabile di animali non-umani ogni giorno. Aprire una gabbia ha un portato ben maggiore di liberare l'animale che v'è rinchiuso. Viene infatti costruito un momento in cui si realizza una rottura concreta col mondo che ha costruito quella gabbia e che fa si che qualcuno possa imprigionare qualcuno al suo interno. Come tutte le manifestazioni del dominio, anche quello che opprime gli animali non-umani deve essere contrastato con ogni mezzo che riteniamo necessario.
Partendo da un'analisi sulla creazione di categorie ad opera del sistema al fine di legittimare pratiche di oppressione e profitto su alcune di esse, si vuole poi far un tentativo di scardinare eventuali logiche speciste introiettate, per un percorso di autoliberazione tramite un confronto necessario in ogni ambito di lotta radicale e discutere sul senso e sulle prospettive che ha oggi la lotta per la liberazione animale."


Venerdì 12 gennaio 2018!!!!

 
 




domenica 24 dicembre 2017

Un'armonia


"Cercheremo un'armonia,
 sorridenti, fra i libri,
 anche se siamo diversi
 come due gocce d'acqua"

la libraia